
Notizie su società, scienza, natura, ambiente, e tecnologia. Tieniti aggiornato sul mondo che ti circonda
VECCHIA LA NORMA, NUOVE LE SANZIONI
L’autunno avanza e con esso anche la stagione dell’accensione dei riscaldamenti. Quando invece si parla di stufe e camini bisogna prestare un’attenzione diversa dal momento che le restrizioni sono maggiori e dipendono dal grado di inquinamento degli stessi. Massima attenzione, dunque, altrimenti c’è il rischio di dover sborsare sino a 5mila euro.
Quali sono i parametri
C’è da dire innanzitutto che in Italia non c’è una legge che li vieti ma esistono precisi parametri e limitazioni che applicano le Regioni per quanto riguarda l’installazione di nuovi impianti e per rispettare precisi standard sulle emissioni. Infatti, da quasi 10 anni (era l 2017) è stata introdotta la “classe ambientale” che stabilisce se il proprio camino o la stufarientrano in precisi termini rilasciati dallo stesso produttore. I termini e parametri sono rilasciati dal produttore, ma le regole sono stabilite da Regioni e Comuni e sono più severe nel Bacino Padano (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna), dove l’inquinamento da polveri sottili è più critico, pertanto ciò che secondo il produttore è a norma ad Agrigento, potrebbe non esserlo ad Asiago.
Cosa accade nelle Regioni
Per un chiaro discorso climatico, a farne un uso maggiore sono le zone del Nord Italia le quali, di conseguenza, hanno regole più ferree per evitare l’eccessiva diffusione di polveri sottili. Per questo motivo, le Regioni che comprendono la Val Padana (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) hanno sottoscritto un accordo per attuare misure identiche per combattere lo smog.
I controlli non guardano all’età della stufa, ma a classe ambientale, potenza, documentazione e manutenzione. In Veneto i divieti diventano operativi anche tramite le ordinanze dei singoli Comuni, che in genere prevedono sanzioni da 25 a 500 euro. Deliberazione Regione Veneto
Per quanto riguarda il riscaldamento a legna, invece, le limitazioni sono maggiori a causa dell’importante emissione di particolato. Infatti, in questi casi la potenza massima consentita è di 10 kW. Attenzione, non c’è nessun divieto di utilizzo ma bisogna sempre stare attenti al tipo di certificazione che si ha.
Le sanzioni
Oltre a quanto richiesto, la manutenzione deve essere effettuata annualmente, soprattutto in presenza di camini quella della canna fumaria dal momento che in condizioni di elevata sporcizia, si assisterebbe a un aumento di emissioni e consumi. Se questi parametri non vengono rispettati, le multe sono molto salate e variano da un minimo di 25 euro a un massimo di 5mila euro.
Le cinque tipologie di classificazione
Nelle altre Regioni italiane, invece, c’è un decreto ministeriale (il 186/2017) che suddivide stufe e camini con il criterio delle stelle: se ce n’è soltanto una significa che l’impianto è parecchio inquinante, con due stelle i livelli di emissione sono molto elevati, tre stelle indicano un livello medio di emissioni, con quattro stelle le emissioni sono rilevate in bassa quantità e gli impianti con cinque stelle sono i migliori sul mercato vista l’alta efficienza e il minimo impatto.
In Veneto, ad esempio, le restrizioni sono circoscritte agli impianti di una o due stelle mentre in Emilia-Romagna sono proprio vietati quelli inferiori alle tre stelle. In Piemonte, invece, generalmente non possono funzionare gli impianti sotto le tre o quattro stelle.